Nei giardini segreti di Villa Borghese

In una di quelle splendide giornate di ottobre che Roma sa offrirci, ho avuto la grande opportunità di visitare, grazie al FAI un luogo che generalmente è visibile solo dall’esterno, ovvero i giardini segreti (o storici) di Villa Borghese. Sono una volontaria FAI da molti anni e questo mi ha dato la possibilità di conoscere tanti luoghi poco conosciuti se non addirittura inaccessibili della mia città. Questa volta mi sono goduta ancora di più la visita in quanto non ero “in servizio” come al solito, ma ero riuscita a prenotarmi per uno dei due turni che erano stati riservati a noi volontari.

Villa Borghese è uno dei maggiori parchi romani e si estende per circa 80 ettari nel centro della città: al suo interno accoglie edifici, sculture, fontane, laghetti, giardini all’italiana e grandi spazi liberi. La costruzione del Casino Nobile, ora sede della Galleria, fu voluta dal Cardinal Nipote Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V  ed affidata agli architetti Flaminio Ponzio e a Giovanni Vasanzio per creare una “villa di delizie” e il più vasto giardino costruito a Roma dall’antichità.

Alla destra della meravigliosa Galleria Borghese si estendono due giardini, il primo, il Giardino dei melàngoli (le arance amare) o dell’uccelliera, realizzato tra il 1605 e il 1620 per volere di Scipione Borghese, il secondo, il Giardino della meridiana, creato intorno al 1680 e adibito a piantagione di fiori rari ed esotici, principalmente a bulbo. I tulipani, originari dell’Asia, iniziarono ad essere coltivati nei Paesi Bassi a partire dalla fine del ‘500 e divennero rapidamente una merce di lusso e uno status symbol. Il loro prezzo era talmente alto da aver provocato la celebre “bolla dei tulipani” considerata la prima crisi speculativa conosciuta nella storia del capitalismo.

I giardini segreti erano stati distrutti dai bombardamenti francesi del 1849, ma negli ultimi anni sono stati pazientemente ricostruiti dopo una minuziosa ricerca d’archivio.

In questo periodo, nel Parco dei Daini, accanto alle meravigliose architetture della Galleria, è in corso la mostra Back to Nature: alcune opere di artisti contemporanei come Mario Merz, Mimmo Paladino, Benedetto Pietromarchi, Davide Rivalta sono state collocate nel parco in dialogo con la natura circostante, per riflettere sulla necessità di ripensare un nuovo rapporto con la natura. Un’altra ottima ragione per fare una passeggiata nella bellissima Villa Borghese!

Vianden, un castello da fiaba nel Lussemburgo

A tutti noi la parola castello evoca romantiche immagini di principesse, re, dame e cavalieri e ci fa sognare di tempi lontani e fiabeschi. Il granducato del Lussemburgo, nonostante le piccole dimensioni, è ricco di castelli e fortificazioni di epoca medievale, alcuni dei quali sembrano proprio usciti da un libro di favole. Il più famoso di essi è sicuramente il castello di Vianden, costruito tra il XI e XIV secolo sulle rovine di una fortificazione romana ed uno dei più grandi castelli fortificati a ovest del Reno. Nel 2019 la CNN lo ha inserito nella lista dei 21 castelli più belli del mondo! L’originaria torre romana sembra sia rimasta in uso nella successiva costruzione del castello in epoca medievale voluta dai conti di Vianden. Il pittoresco paesino di Vianden dista una cinquantina di km dalla capitale, l’ho raggiunto facilmente prendendo il treno fino a Diekirch (dove al ritorno mi sono fermata a visitare il Museo di Storia militare) e poi l’autobus.

Una volta arrivati a Vianden ci sono due possibili modi per raggiungere il maniero: salire a piedi o prendere la seggiovia e poi scendere lungo un bel sentiero tra i boschi. Per risparmiare energie e sfidare la mia paura delle altezze ho deciso per la seconda opzione, vivendo qualche minuto di batticuore, ma devo dire che la bellissima veduta del castello dall’alto e la camminata tra gli alberi per raggiungerlo valevano davvero la pena della paura provata!

Foto tratta dal sito del castello

Il castello, iniziato nell’XI secolo, fu più volte e rimaneggiato dagli Orange-Nassau che ne divennero proprietari nel 1417 alla morte dell’ultima erede e venne donato al Granducato nel 1977. Importanti restauri iniziarono l’anno successivo l’acquisizione.

Le parti meglio conservate e più scenografiche sono le possenti mura esterne con il camminamento di ronda e i torrioni rotondi del XIV secolo. La visita, seguendo le spiegazioni dell’audioguida, dura minimo un paio d’ore e l’ho davvero apprezzata molto: tra gli ambienti che mi sono piaciuti di più la cucina meticolosamente ricostruita e la cantina con le grandi botti. La vista dalle mura è spettacolare e per un attimo, con la fantasia, è facile tornare indietro nel tempo e rivivere i tempi in cui il castello era abitato, anche se poi, in luoghi del genere, mi viene sempre da pensare a quanto freddi e umidi potessero essere!

Finita la visita, merita fare una passeggiata nel paesino di Vianden, famoso anche perché qui visse Victor Hugo al quale è dedicato un piccolo museo e fermarsi a riposare sul lungofiume.

Flâner pour le Quartier Latin a Paris

Parigi 5/9 Novembre 2019

Proprio un anno fa, vivevo uno dei miei migliori sitting a Parigi, invitata a risiedere nel Quartiere Latino, che così ho potuto esplorare molto bene nelle mie passeggiate.

La bella casa che mi ospitava si trova nel V° Arrondissement, ovvero nel centralissimo Quartiere Latino. Il nome del quartiere deriva dal fatto che qui ha sede l’ Università della Sorbona ed un tempo il latino era la lingua comune degli studiosi. Conoscendo già Parigi, decisi di dedicarmi maggiormente alla scoperta di questa zona che è ricchissima di cose e luoghi interessanti: in pratica ho fatto flânerie, ovvero girovagato senza fretta cercando di cogliere l’anima del posto. A due minuti dall’appartamento si trova Rue Mouffetard, una via molto caratteristica celebre per il suo mercato e per i tanti negozi, boulangeries e ristorantini di tutti i tipi. La strada sbocca sul lato nord nella piccola e vivace Place de la Contrescarpe, citata anche da Hemingway che visse proprio qui vicino. La targa che segnala la sua abitazione riporta la celebre frase di “Festa mobile”: “Questa era la Parigi della nostra gioventù, quando eravamo molto poveri e molto felici“. E sicuramente fu un periodo speciale ed irripetibile quando in città si potevano incontrare personaggi come Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, Picasso e Dalì, James Joyce.

A poca distanza si trova poi il Pantheon, la cui cupola spicca in tutte le vedute della città con accanto la bella chiesa di St. Etienne du Mont. Riallacciandoci allo scrittore americano e alla Parigi dei ruggenti anni 20, qui Woody Allen ha ambientato la scena del film “Midnight in Paris” in cui il protagonista Owen Wilson viene “rapito” e trasportato indietro in un incredibile viaggio in quel periodo. Una sera ho provato a sostare sugli scalini della chiesa, sperando arrivasse a prendermi una vecchia automobile ma niente…. Hemingway e Fitzgerald non si sono visti…. Sarà mica stato che non era proprio mezzanotte??? Ma chi ce la faceva a rimanere sveglia fino a quell’ora!!

La zona è frequentatissima dagli studenti, infatti il Quartiere Latino è tutt’ora il quartiere universitario, la biblioteca che affaccia sulla piazza chiude alle 10 di sera e c’è la fila per entrare e probabilmente è per questo che ai lati del Pantheon sono state collocate delle enormi panchine dove ci si può anche sdraiare.

Continuando a camminare verso il centro, troviamo oltre alle tante librerie che vendono testi nuovi ed usati, anche due bookshops specializzati in testi inglesi: the Abbey, piccolissima e stipata all’inverosimile di libri, e la più celebre Shakespeare and Co. che fronteggia l’Ile de la Citè. Il Museo di Cluny e i Giardini del Luxemburg che pure si trovano in questo quartiere meritano un discorso a parte, mentre possiamo includere in questa carrellata molto veloce e poco esaustiva perché tanto ancora ci sarebbe da vedere, le due sole rimanenze della Lutecia romana, ovvero le Terme, che sono state inglobate dal Museo Nazionale del Medio Evo e l’Arena che si trova accanto al Jarden des Plantes, che francamente ad un italiano non dice molto visto che della struttura si conserva in pratica solo la forma (confesso che inizialmente, leggendo il nome sulle mappe, pensavo fosse un cinema all’aperto!). Devo dire che è stato davvero un piacere poter passeggiare tranquillamente per il quartiere, godendo dei meravigliosi profumi che escono dalle tante panetterie e pasticcerie (ma come fanno i Parigini a non ingrassare con tutte questi dolci stupendi in vendita????), mangiando una crêpe e sentendomi almeno per un pò una vera Parisienne!

Piccola guida per viaggiatori golosi a Torino

Non si può parlare di Torino senza parlare di cioccolato. Questo connubio perfetto nasce nel 1560 quando, per festeggiare il trasferimento della capitale ducale da Chambéry a Torino, Emanuele Filiberto di Savoia servì simbolicamente alla città una fumante tazza di cioccolata. È proprio qui che sono stati creati il Bicerin, bevanda calda a base di caffé, cacao, crema di latte e il Gianduiotto, realizzato unendo il cacao alla nocciola delle Langhe, il primo cioccolatino ad essere incartato. Nella mia 48 h nella ex capitale d’Italia mi sono divertita a girare per le migliori cioccolaterie della città, a partire da quelle storiche fino alle ultime nate.

La Baratti & Milano nasce come liquoreria-confetteria nel 1858 con bottega sull’attuale via Garibaldi, grazie al connubio tra Ferdinando Baratti e Edoardo Milano. Dopo soli pochi anni, la necessità di trovare più ampi spazi portò al trasferimento nell’attuale sede, nella appena realizzata Galleria Subalpina, che divenne ben presto una delle sale da tè più frequentate in città. Nel 1874 la ditta ottenne il titolo di “Provveditori di S.M. il Re d’Italia e dei Reali Principi”. Proprio qui fu inventato il mitico cremino! https://caffe.barattiemilano.it

Stratta Altra istituzione torinese, facente parte dell’associazione ‘Locali storici d’Italia’, Stratta aprì nel 1836 in Piazza San Carlo, considerato il salotto buono di Torino, e vanta uno dei migliori “dehors” cittadini. Tra le sue specialità confetti, tartufi, marrons giacés, gelatine di frutta. Le sue vetrine piene di coloratissimi bonbons fanno tornare un pò bambini. https://www.stratta1836.it

Pfatisch Più recente delle precedenti, nasce infatti nel 1915 dal maestro di origine bavarese Gustavo Pfatisch, la Pasticceria e Cioccolaria è un’altra delle storiche “fabbriche del cioccolato” del capoluogo piemontese. Collocata in posizione meno centrale, vicino alla stazione di Porta Nuova, è anch’essa inclusa nei “Locali storici d’Italia”. Il suo laboratorio sotterraneo è una sorta di museo, conserva infatti le vecchie macchine per la produzione del cioccolato, fabbricate tra fine Ottocento e il primo Novecento, ancora funzionanti anche se non più in uso. http://www.pfatisch.com/it/

Bicerin altro locale che ha fatto la storia di Torino, aperto nel 1763 nella bella piazzetta della Consolata, deve la sua fama soprattutto alla creazione del Bicerin, golosa bevanda composta da caffè, cioccolato e crema di latte. Da questo locale il Bicerin si diffuse in tutta la città, diventando uno dei simboli di Torino, ma sicuramente berlo qui ha tutto un altro sapore ed un’atmosfera di altri tempi. Il locale ha avuto ospiti illustri come il Conte di Cavour, Giacomo Puccini, gli Agnelli, mentre Umberto Eco lo descrive dettagliatamente nel “Cimitero di Praga”. Da gustare qui cioccolata in tazza, lo zabaione, la Torta Bicerin che riprende i sapori della bevanda, e persino il liquore e il toast al cioccolato! https://bicerin.it

Guido Gobino altro nome top tra i cioccolatai torinesi, tanto da far parte dell’Exclusive Brandes Torino e di essere addirittura andato nello spazio!! Le specialità Extra Bitter dell’azienda sono state infatti in missione prima con Luca Parmitano e poi con Paolo Nespoli. e il suo cioccolato è stato scelto dall’ESA come Bonus Food Ufficiale delle missioni spaziali internazionali. Direi che non serve aggiungere altro! Purtroppo non sono riuscita a vedere la bottega di Via Lagrange perché stava chiudendo, ma ho potuto acquistare i suoi gianduiotti in aeroporto. Mi riprometto di fare una degustazione la prossima volta! https://www.guidogobino.it

Castagna Guido Castagna è colui che ha saputo stravolgere il tradizionale Giuanduiotto cambiandone forma, peso e grado di raffinazione per creare il Giuinott. Il suo store è elegante come una boutique di lusso! https://www.guidocastagna.it

Peyrano un’altra delle insegne più prestigiose e antiche della città aveva chiuso nel 2019. Per fortuna l’azienda, nata nel 1914 producendo caramelle, fornitrice della Casa Reale negli Anni Trenta, ha ricominciato la sua produzione dopo essere stata rilevata da un giovane imprenditore. http://peyrano.com

Torino Cioccolato Mi sono imbattuta in questo negozio camminando su via Maria Vittoria, a poca distanza dalla sede di Castagna. Marca più giovane, nasce infatti nel 1980, e meno nota delle altre, produce solo cioccolato in tavoletta e rum! http://torinocioccolato.it

Caffarel Paul Caffarel aprì la sua bottega nel 1826 contribuendo a far diventare Torino una capitale del cioccolato. Proprio a loro si deve la nascita del gianduiotto nel 1865: durante il carnevale di quell’anno, la maschera tradizionale della città Gianduia lanciò sulle persone che festeggiavano i primi cioccolatini incartati singolarmente, che da lui prenderanno il nome. Anch’essa nominata tra i fornitori della Reale Casa nel 1869, alla fine del XX secolo è stata acquisita dalla Lindt perdendo così il suo carattere artigianale. La sede di via Carlo Alberto è un normalissimo negozio moderno, senza il fascino di altri che ho visitato. http://www.caffarel.com/it

E alla fine del mio tour, questo è il bottino che ho riportato a casa!!

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Io e la Betsy

Facebook continua simpaticamente a ricordarmi che in questi giorni, due anni fa, ero in missione a Londra. Grazie Mark, mi serve davvero un aiuto per accrescere la nostalgia di quella splendida città e di uno dei sitting migliori che ho fatto e che, per fortuna, ho potuto replicare quest’anno! Ho già parlato ampiamente del quartiere in cui ho vissuto e che ho amato esplorare, Hampstead, ho voglia invece di dedicare un post a uno degli animali a cui mi sono più affezionata, ovvero Betsy.

Betsy è una simpaticissima Jack Russell di circa 7 anni la cui grande gioia nella vita è correre dietro alla sua pallina: penso potrebbe rincorrerla, velocissima, per ore, tanto che nelle nostre belle passeggiate a Primrose Hill e a Regent’s Park ero un pò restia a farla correre troppo, nel timore che prima o poi le prendesse un colpo! Con lei ho girato tanto alla scoperta di Belsize e Hampstead, anche nella speranza d’incontrare uno dei tanti Vips che abitano nella zona, ma niente, mai avuto fortuna.

Con lei seduta sulle mie gambe ho passato dei tranquilli pomeriggi di pioggia bevendo tè e leggendo sulla mitica chaise-longue Eames, la poltrona più comoda del mondo, e serate sotto il plaid guardando la tv. La notte si metteva a dormire sul mio letto e verso le 6 di mattina immancabilmente si intrufolava sotto il piumone! Non molto igienico sicuramente, ma non avevo il coraggio di mandarla via perché mi faceva troppo ridere questa cosa! Insieme una sera andammo in cima alla collinetta di Primrose Hill per ammirare, una volta tanto by night, il meraviglioso panorama di Londra che si gode da lassù per poi scappar via a gambe levate visto che non c’era nessuno, ma proprio nessuno, in giro! A febbraio ho ritentato l’impresa di andare al parco durante la passeggiata serale, stavolta insieme ad un’amica, ma faceva troppo freddo e Betsy aveva anche meno voglia di noi di camminare e così siamo rientrate di corsa a casa.

Ogni volta che sono tornata a Londra sono riuscita ad incontrare Betsy e la sua padrona (che tra l’altro dopo l’ultimo sitting, mi doveva un pranzo, ma purtroppo il Covid ha deciso altrimenti) e spero davvero di poterle incontrare di nuovo al più presto.

48 h a Torino

Torino 30 Settembre 2020

Grazie ad Alitalia, che ha pensato bene di non prorogare la scadenza delle Gift Cards, nonostante sia stato impossibile volare per mesi, dovendo utilizzare una delle carte regalo, mi sono concessa una piccola vacanza senza pelosi da accudire e ho finalmente realizzato il desiderio di vedere Torino. In realtà volevo anche sfruttare il voucher della Regione Piemonte che permetteva di soggiornare in molte strutture per tre notti al costo di una, ma rimandataria come sono, il giorno in cui mi ero decisa a prenotare l’albergo, i fondi per i voucher erano terminati! Poco male, alla fine ho trovato un b&b davvero carino dove sono stata benissimo e che mi ha accolto simpaticamente così.

Grazie agli orari un pò infelici dei voli, in pratica ho avuto solo 48 ore per stare in città, poche, davvero troppo poche per vedere tutto quello che avrei voluto. Così, per evitare di fare tutto di corsa, ho tagliato drasticamente la lista delle cose da vedere e ho deciso di prendermela comoda.

Torino mi da il benvenuto con uno splendido pomeriggio di sole e una tiepida serata autunnale e inizio subito ad amare questa città, così elegante, tranquilla e poco turistica.

Dopo una passeggiata di più di 10 km e una gustosa cenetta a base di jacket potato – tipico piatto torinese : )! – da Poormanger, mi ritrovo ad ammirare Piazza Castello semivuota ed illuminata dalla luna piena. La vacanza è iniziata bene!

Una visita all’Imperial War Museum di Londra

Londra 14 Luglio 2018

Il recente post sul Musée National d’Histoire Militaire del Lussemburgo mi ha riportato alla mente la visita al meraviglioso Imperial War Museum di Londra. Ne avevo già parlato in un vecchio articolo a proposito dei musei londinesi (https://bit.ly/2Hx7YAd) ma penso che meriti davvero uno spazio tutto suo. Avendo avuto la poco brillante idea di raggiungere il luogo a piedi, dopo una mattinata trascorsa alla Torre di Londra, raggiunsi il museo abbastanza in ritardo su quanto previsto e dovendo poi tornare a casa per portare a spasso Fizz, la visita fu purtroppo un pò veloce, ma ugualmente entusiasmante.

Già solo l’ampio e scenografico atrio del museo, dove sono esposti aerei, missili ed altro materiale ci mostra subito quali allestimenti di forte impatto ci aspettano nelle varie sezioni: bisogna riconoscere che in questo i musei londinesi sono eccezionali, con allestimenti davvero coinvolgenti e d’effetto, realizzati per evitare la monotonia di tante sale tutte uguali come accade ancora in Italia.

L’esposizione inizia con la galleria dedicata alla Prima Guerra Mondiale, mirabilmente rinnovata nel 2014 dallo studio di design Casson Mann, ai quali va tutto il mio rispetto e un pò di sana invidia (hanno messo le mani anche nel Maritime, per dire! Magari provo a sentire se hanno bisogno di un’attempata stagista). È qui che troviamo, tra le altre tante cose, la ricostruzione di una piccola trincea che ci fa (parzialmente) rivivere e capire quella che può essere stata l’esperienza di logoranti battaglie come quella della Somme.

Foto presa dal web

Si passa poi alla Seconda Guerra Mondiale e alla toccante “Holocaust Exhibition” mentre, come leggo sul sito del museo, una delle sezioni che più mi era piaciuta, “Family in Wartime” che mostrava la vita dei civili in tempo di guerra, riproducendo persino l’interno di una tipica casa britannica, è stata chiusa, spero non in via definitiva. Da visitare rimangono ancora la Lord Ashcroft Gallery che rende omaggio a coloro che, per i loro atti di coraggio, sono stati decorati con la Victoria Cross e le gallerie dedicate ai conflitti più recenti.

L’IWM ha due estensioni nell’ IWM Duxford, che è il museo dell’aria più grande d’Europa, collocato in una delle basi della RAF da cui partirono molte delle missioni della Battaglia d’Inghilterra, e l’IWM North di Manchester. Per gli appassionati di fotografia, segnalo che nella sezione Prints del sito è possibile acquistare, tra le altre cose, delle bellissime immagini del celebre fotografo Cecil Beaton!

A completamento della visita, sarebbe interessante andare a vedere anche le Churchill War Rooms, ovvero i sotterranei dove si insediò il Cabinetto di guerra inglese durante la Seconda Guerra Mondiale, e la nave da guerra HMS Belfast, ma di questo spero vivamente di poter scrivere presto visto che non sono ancora riuscita a visitarli.

https://www.iwm.org.uk

Foto presa dal web

Una novità per camminare a Londra

Mi piace camminare, e quale miglior modo di conoscere una città se non quello di girovagare, a volte senza una meta precisa, per le sue strade, cercando possibilmente di evitare i tracciati meno battuti?

Grazie a “Londra Da Vivere“, sito e pagina Facebook ricchissimi di notizie ed informazioni su Londra, sono venuta a conoscenza di una interessante notizia. La TFL, la società dei trasporti londinese, ha creato una nuova mappa della città, chiamata Footways, che mostra itinerari alternativi e meno noti che collegano stazioni, monumenti, parchi e mete popolari così da permettere di percorrere a piedi strade meno affollate, evitando le zone più congestionate della città. Uno degli scopi della mappa è infatti quello di disincentivare, per quanto possibile, l’uso dei mezzi pubblici in questi tempi così difficili scoprendo al tempo stesso percorsi meno conosciuti, ma non per questo meno ricchi di attrattive. La guida copre la zona centrale della capitale britannica ed è disponibile sia in versione cartacea che digitale (https://footways.london).

Dato il mio amore per Londra spero di riuscire ad avere una copia di questa mappa e soprattutto di poter tornare presto ad esplorare i suoi quartieri e le sue meraviglie!

La mappa non è questa!!

Meglio soli o accompagnati?

Viaggiare soli è bellissimo e temo che, una volta provata l’esperienza, sia difficile riadattarsi a farlo in compagnia. La completa libertà di andare dove ci pare e fare ciò si vuole è appagante, ma non è detto che a volte non ci si senta soli e non si abbia voglia di condividere un pò di tempo con altre persone, magari un connazionale che vive in zona. A me, per esempio, non piace passare troppo tempo al ristorante da sola ed è per questo che all’estero mangio sempre un pò sbrigativamente e magari non entro in qualche localino che invece mi attirerebbe (a Londra risolvo brillantemente il problema in maniera sana ed economica grazie a Pret a Manger e Le Pain Quotidiane, due ottime catene per pasti buoni e veloci!).

Per fortuna la rete ci viene incontro per risolvere questo problema (così come tanti altri) e un aiuto ci può arrivare da Meetworld® – Viaggiare & Incontrarsi nel Mondo. Meetworld è un gruppo Facebook che nasce proprio dall’idea di far incontrare viaggiatori solitari in giro per il mondo. Si scrive un post facendo conoscere la meta e le date del viaggio e se qualcuno ( un locale o un altro giramondo) risponde il gioco è fatto! Semplice no?

Personalmente ho fatto due esperienze a Londra ed entrambe le volte è stato un piacevole incontro: la prima volta ho fatto una passeggiata per Camden Town con Francesco, un altro solo travel in viaggio per festeggiare il suo compleanno e la seconda ho pranzato da Carluccio’s con la simpaticissima Anna Maria, anche lei petsitter in missione in città, con la quale sono ancora in contatto. Ovviamente non sempre funziona, questa volta per esempio non siamo riusciti ad organizzare un incontro di gruppo, ma tentar non nuoce!

(Foto prese da Pexels)

Affinchè la storia non si ripeta: il museo di storia militare di Diekirch

Lussemburgo 18 Agosto 2018

In passato la città di Lussemburgo fu definita ” la più imprendibile delle roccaforti del mondo dopo Gibilterra“, e in effetti ancora oggi conserva memoria di assedi e fortificazioni.

Parte dei Paesi Bassi prima e della Francia poi, l’attuale Granducato nacque nel 1815 con il Congresso di Vienna. Il Lussemburgo si proclamò neutrale nel 1867 a Londra, ma questo non risparmiò il paese dall’invasione tedesca in occasione delle due guerre mondiali: particolarmente dura fu l’occupazione degli anni ’40 quando il popolo rifiutò di essere incorporato al Reich. In un altro post ho parlato del suggestivo cimitero-memoriale dedicato ai soldati americani, il Luxembourg American Cemetery and Memorial situato a pochi chilometri da Lux City.

Il Museo di storia militare di Diekirch

Al passato militare del Granducato è stato dedicato un museo nazionale, il Musée National d’Histoire Militaire, nel paesino di Diekirch, a una quarantina di km dalla capitale, in gran parte incentrato sul ruolo assunto dalla città nell’ offensiva delle Ardenne durante la seconda guerra mondiale, museo che non ho mancato di visitare.

L’obiettivo dei curatori era quello di dare un’obiettiva e storicamente esatta rappresentazione delle operazioni militari dal punto di vista sia dei militari americani e tedeschi che della popolazione civile. La particolarità del museo è che è costituito principalmente da diorami che illustrano scene di vita militare: gli oggetti in mostra sono tutti originali.

Oltre alle armi, a ogni tipo di equipaggiamento e di veicolo, ci sono anche fotografie, oggetti personali, documenti e divise donati da soldati, anche tedeschi, che qui combatterono: grazie al museo alcuni ex nemici qui si sono rincontrati, perché il messaggio che il museo intende diffondere è un messaggio di riconciliazione e di pace. Il pezzo forte è il diorama che mostra l’attraversamento notturno del fiume Sauer proprio nei pressi di Diekirch.

<p class="has-text-align-justify" value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">Devo dire che l'allestimento è molto interessante, anche se ritrovarmi sola in alcune sale un pò di ansia mi ha messo, come se all'improvviso qualche manichino potesse prendere vita! : ). Di certo può essere una visita istruttiva anche per chi non è molto interessato a questi temi.Devo dire che l’allestimento è molto interessante, anche se ritrovarmi sola in alcune sale un pò di ansia mi ha messo, come se all’improvviso qualche manichino potesse prendere vita! : ). Di certo può essere una visita istruttiva anche per chi non è molto interessato a questi temi.

http://www.mnhm.net/ng/index.php